Adozione del figlio da parte della partner convivente della madre :: Diritto & Consulenza

Adozione del figlio da parte della partner convivente della madre

Pubblicato il 24 giugno 2016

Con una recentissima ed interessante sentenza la Corte di Cassazione ha riconosciuto, anche in tema di adozione del figlio del partner (c.d. adozione “coparentale”), la valenza del principio secondo il quale il rapporto affettivo che si sia consolidato all’interno di un nucleo familiare, in senso stretto o tradizionale o comunque ad esso omologabile per il suo contenuto relazionale, deve essere conservato anche a prescindere dalla corrispondenza con rapporti giuridicamente riconosciuti.

Secondo la Corte, infatti, ciò che è importante tutelare è l’aspetto della continuita’ affettiva ed educativa della relazione tra l’adottante e l’adottando, come elemento caratterizzante la realizzazione dell’interesse del minore.

Valorizzando tale relazione affettiva non si può non giungere a riconoscere l’impossibilita’ dell’affidamento preadottivo in presenza di un genitore con la piena consapevolezza del suo ruolo ed una figlia minore che ha maturato un rapporto interpersonale, affettivo ed educativo con la partner convivente della madre, tale da acquisire un’autonoma particolare rilevanza e da giustificarne il riconoscimento giuridico attraverso una forma legale corrispondente a ciò che si verifica nella vita quotidiana delle relazioni familiari della minore medesima.

Di conseguenza qualora il Tribunale accerti, in concreto, l’esistenza di un profondo legame della minore con la convivente della madre, instaurato fin dalla nascita e caratterizzato da tutti gli elementi affettivi e di riferimento relazionale, interno ed esterno, qualificanti il rapporto genitoriale e filiale, dovrà prendersi atto di tale situazione relazionale preesistente e dare ad essa una forma giuridica secondo i parametri consentiti dalla legge sull’adozione.

Tale lettura è, altresì, conforme alla giurisprudenza della Corte Europea dei diritti umani, che ha riconosciuto, anche in tema di adozione del figlio del partner , l’importanza del principio di non discriminazione stabilito dall’articolo 14 della Convenzione, applicabile in presenza di una ingiustificata disparità di regime giuridico tra le coppie eterosessuali e le coppie formate da persone dello stesso sesso

Ne consegue che, coerentemente con i principi sopra affermati, poichè all’adozione in casi particolari prevista dall’articolo 44, comma 1, lettera d), possono accedere sia le persone singole che le coppie di fatto, l’esame dei requisiti e delle condizioni imposte dalla legge, sia in astratto (“la constatata impossibilita’ dell’affidamento preadottivo”), sia in concreto (l’indagine sull’interesse del minore imposta dall’articolo 57, comma 1, n. 2), non puo’ essere svolto – neanche indirettamente – dando rilievo all’orientamento sessuale del richiedente e alla conseguente natura della relazione da questo stabilita con il proprio partner.

Corte di Cassazione, sentenza del 22 giugno 2016 n. 12962

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