Il riconoscimento delle coppie di fatto :: Diritto & Consulenza

Il riconoscimento delle coppie di fatto

Pubblicato il 04 marzo 2016

Secondo l’art. 29 Costituzione “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Da qui l’apertura al riconoscimento della famiglia, non solo come famiglia fondata sul matrimonio, ma anche come società naturale autonoma, che la Repubblica «riconosce» come espressione della naturale affettività.

In questo senso numerose norme che, nel tempo, hanno equiparato i diritti della famiglia fondata sul matrimonio a quella di fatto. Pensiamo ad esempio: all’art. 30 co 1 Cost. che sancisce il «dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio; al principio di  responsabilità genitoriale non come libertà ma diritto-dovere che trova nell’interesse del figlio la sua funzione e limite (C. Cost. 132/1992); all’art. 30 co 2 Cost. secondo cui «nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti»; all’art. 30 co 3 Cost. che “assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale…» e sancisce il  dovere e diritto dei genitori di mantenerli, istruirli ed educarli; alla  piena equiparazione morale, economica e giuridica con i figli legittimi (l. 219/2012 per cui esistono solo «figli») in conseguenza della dinamica evolutiva dei rapporti sociali (C. Cost. 377/1994).

Con il ddl Cirinnà viene fatto un ulteriore passo verso l’equiparazione della coppi eterosessuali.

-        Art. 11: Tutele per chi sceglie la convivenza

La coppia di fatto, eterosessuale od omosessuale, può stipulare, davanti ad un notaio, il patto di convivenza. I “conviventi” devono essere maggiorenni, uniti da vincoli affettivi, e da stabile reciprocità di assistenza morale e materiale;.

 -        Art. 13: Residenza per 5 anni dopo la morte del compagno

In caso di morte del titolare del contratto, il partner e la partner possano subentrare nell’affitto. E quando invece la casa è di uno dei due, e il proprietario viene a mancare, il compagno o la compagna che lì avevano la residenza, hanno diritto a restare nella stessa casa per altri 5 anni;

 -        Art. 14: Assegnazione case popolari

La coppia che ha stipulato i patti di convivenza ha le caratteristiche per entrare in graduatoria,  sicché il fatto che non sia sposata non può costituire un impedimento;

 -        Art. 15: Mantenimento e affido dei figli

In caso di cessazione della convivenza, al partner economicamente più debole spetterà l’assegno di mantenimento che sarà parametrato in base alla durata della convivenza. Per quanto riguarda i figli, affido e mantenimento sono dovuti sulla base della disciplina già vigente;

-        Art. 16: In caso di malattia grave si può diventare “tutori”

Il convivente o la convivente, in caso di malattia o disabilità,  possano essere nominati tutori del proprio partner. Vuol dire, ad esempio, che di fronte ad una malattia degenerativa, ad una demenza senile, le decisioni sul futuro di chi si è amato possano essere prese anche dai conviventi.

 -        Art. 19: Aspetti patrimoniali

Le coppie eterosessuali che scelgono di sottoscrivere i “patti di convivenza”, possono anche scegliere delle forme di “vita in comune patrimoniale”. Possono scegliere ad esempio la comunione dei beni, o indicare come e quanto intendono contribuire alla vita in comune. Contratti che comunque possono essere modificati nel corso degli anni.

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