La legge Cirinnà e le Convivenze di Fatto :: Diritto & Consulenza

La legge Cirinnà e le Convivenze di Fatto

Pubblicato il 13 maggio 2016

La legge Cirinnà ha disciplinato anche le convivenze di fatto. Si parla di convivenza di fatto quando due persone maggiorenni (etero o gay) sono stabilmente unite da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Purtroppo a tali convivenze sono ancora riconosciute tutele più leggere rispetto a quelle previste per le coppie sposate o per quelle omosessuali che si legano con l’unione civile; analizziamole nello specifico:

Diritti reciproci – I conviventi hanno gli stessi diritti dei coniugi nell’assistenza del partner in carcere e in ospedale. Ciò vuol dire che i conviventi, in caso di malattia o di ricovero, hanno il diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione stabilite per i coniugi e i familiari dagli ospedali. Ciascun convivente, inoltre, può designare l’altro come proprio “rappresentante con poteri pieni o limitati in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere”. Ciò vale per le decisioni in materia di salute, o, in caso di morte, riguardo alla scelta di donare gli organi, il trattamento del corpo e le celebrazioni dei funerali. Ai conviventi sono anche riconosciuti gli stessi diritti di visita in carcere previsti per marito e moglie. La riforma regola anche il risarcimento del danno: se un partner muore per illecito di un terzo, il superstite ha diritto al risarcimento con gli stessi criteri che si applicano ai coniugi.

Obblighi reciproci di solidarietà – Come nel matrimonio, anche i conviventi di fatto sono vincolati alla reciproca assistenza morale e materiale. I rapporti economici all’interno della coppia e le modalità di contribuzione alla vita comune possono essere disciplinate con un «contratto di convivenza», redatto da un notaio o da un avvocato. Inoltre al convivente lavora stabilmente nell’impresa dell’altro viene riconosciuta la partecipazione agli utili dell’impresa. In caso di cessazione della convivenza, al partner indigente e non in grado di provvedere a sé spettano gli alimenti, ma solo per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Nessun diritto in materia di eredità, né di pensione di reversibilità è invece riconosciuto ai conviventi di fatto;

Mantenimento – I componenti di una convivenza di fatto hanno la facoltà di sottoscrivere un contratto che regoli gli aspetti patrimoniali del rapporto, con la possibilità di prevedere la comunione dei beni. In caso di cessazione della convivenza, “il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro” gli alimenti “qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento”. L’entità del mantenimento sarà proporzionale alla durata della convivenza;

Casa familiare – La legge regola la destinazione della casa comune solo nel caso in cui muoia il convivente di fatto che ne era proprietario: l’altro convivente ha il diritto di vivere nella casa comune per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore, ma mai per più di cinque anni e per almeno tre se nella casa abitano anche figli minori o disabili. Il diritto si perde se il convivente cessa di abitare nella casa stabilmente o inizia una nuova convivenza, un’unione civile o un matrimonio. Per le case popolari, se l’appartenenza a un nucleo familiare è titolo o causa di preferenza nelle graduatorie, queste condizioni spettano anche ai conviventi di fatto

Altri Articoli che Potrebbero Interessarti:
Articolo archiviato in: Separazione Divorzio e Convivenza - | , , ,

Hai bisogno di una consulenza legale?

  1. (obbligatorio)
  2. (obbligatorio)
  3. (è richiesta una e-mail valida)
  4. (obbligatorio)