Affidamento esclusivo figli in caso di separazione o divorzio :: Diritto & Consulenza

Affidamento esclusivo figli in caso di separazione o divorzio

Pubblicato il 27 gennaio 2015

Secondo il novellato art. 337 quatere c.c., il Giudice, qualora ritenga che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore, può disporre l’affidamento dei figli ad un solo genitore.
In questo caso sul genitore affidatario ricade l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale, mentre il genitore non affidatario ha il diritto ed il dovere di vigilare sull’educazione e sull’istruzione dei figli.
La giurisprudenza ha specificato i casi in cui è possibile disporre il c.d. affido esclusivo, tra i quali:

1. Cass. civ. Sez. I, 17-12-2009, n. 26587:  In base alla legge n. 54/2006 la  regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori è, nel caso di separazione o divorzio,  l’ipotesi preferibile perchè garantisce il diritto del minore alla bigenitorialità.

Tuttavia sussiste specifica controindicazione e dunque possibilità di deroga a tale  regola, nel caso in cui il genitore non collocatario si sia reso totalmente inadempiente all’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento e sia stato altresì discontinuo nell’esercizio del diritto di visita. Tale comportamento, infatti, è pregiudizievole nei confronti dei figli, “in quanto atto ad incidere in senso negativo sulla vita degli stessi non soltanto in senso materiale, impedendo loro di sfruttare le proprie potenzialità formative, ma, ancora di più, sotto il profilo morale, essendo sintomatica della indisponibilità di tale genitore a soddisfare le esigenze affettive e di vita dei figli”. Inoltre “tali comportamenti sono sintomatici della inidoneità” del genitore che li pone in essere “ad affrontare quelle maggiori responsabilità che l’affido condiviso comporta anche a carico del genitore con il quale il figlio non coabiti stabilmente”;

2.  Corte di Cassazione,  3 dicembre 2012 n. 21591: l’affido condiviso della prole minorenne costituisce il regime ordinario dei rapporti personali all’interno della famiglia, rispetto al quale la deroga è consentita solo in presenza di gravi motivazioni quando questo, a causa dell’assenza di dialogo e del continuo disaccordo dei genitori, si dimostra nocivo per il minore e possibile fonte di future patologie per lo stesso, in quanto generante ansia, confusione e tensione e dunque risulta pregiudizievoli al suo interesse;

3. Corte di Cassazione sentenza n. 17191/2011: in caso di separazione, l’affido condiviso, comportando una responsabilità ed una potestà esercitata da entrambi i genitori, richiede la capacità dei genitori di condividere percorsi educativi e scelte quotidiane.

Pertanto l’accesa conflittualità tra gli ex coniugi mal si concilia con tale istituto, soprattutto quando la conflittualità sfocia in maltrattamenti, violenze nonché il reato cosiddetto di “stalking“.

Pertanto il Giudice, nonostante l’affido condiviso dei figli sia una regola generale, può scegliere l’affido esclusivo, quando tale scelta sia supportata da un’adeguata motivazione in positivo sulle qualità del genitore affidatario e in negativo sull’inidoneità del genitore non affidatario;

4. Corte di Cassazione 17 dicembre 2009, n.26587: alla regola dell’affidamento condiviso può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti “pregiudizievole per l’interesse del minore”, situazione che si realizza quando venga riscontrata a carico di uno dei genitori una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (come nel caso, ad esempio, di un’obiettiva lontananza del genitore dal figlio, o di un suo sostanziale disinteresse per le complessive esigenze di cura, di istruzione e di educazione del minore).

consulta il testo integrale della sentenza CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. I CIVILE – SENTENZA 17 dicembre 2009, n.26587

5. Cassazione – Sezione prima – sentenza 29 aprile – 19 giugno 2008, n. 16593:  a seguito della novella degli artt. 155 e 155 bis operata dalla L. n. 54/06, l’affidamento condiviso, basato sul concetto di bigenitorialità, rappresenti la regola e non un’ipotesi residuale.

Questo perchè il minore ha il diritto di continuare ad avere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori anche dopo la separazione.

Pertanto non può rappresentare un valido ostacolo alla concessione dell’affidamento condiviso l’elevata conflittualità esistente tra i coniugi.

al contrario: Corte di Cassazione, 11 agosto 2011, n. 17191 secondo cui la sentenza che neghi l’affido condiviso in presenza di accesa conflittualità tra i genitori non disattende il diritto del minore alla bigenitorialità, quando il giudice non si limiti a un generico riferimento alla conflittualità, ma incentri le sue valutazioni sull’interesse del minore, motivando il suo convincimento sugli effetti pregiudizievoli che potrebbero derivare allo sviluppo psicologico dello stesso dall’affidamento condiviso sia in positivo, con riguardo alla capacità genitoriale del genitore affidatario, sia in negativo in relazione all’inidoneità dell’altro.

La sentenza che neghi l’affido condiviso in presenza di accesa conflittualità tra i genitori non disattende il diritto del minore alla bigenitorialità, quando il giudice non si limiti a un generico riferimento alla conflittualità, ma incentri le sue valutazioni sull’interesse del minore, motivando il suo convincimento sugli effetti pregiudizievoli che potrebbero derivare allo sviluppo psicologico dello stesso dall’affidamento condiviso sia in positivo, con riguardo alla capacità genitoriale del genitore affidatario, sia in negativo in relazione all’inidoneità dell’altro.

Corte di Cassazione – Sentenza 29 marzo 2012 n. 5108:  qualora l’affido condiviso si sia “dimostrato nocivo alla minore e possibile fonte di future patologie per la stessa, in quanto generante ansia, confusione e tensione”, tale affido deve essere considerato “pregiudizievole” al prevalente interesse della prole a crescere in un ambiente sereno ed equilibrato.




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