Ammissibilità del Ricorso Cumulativo :: Diritto & Consulenza

Ammissibilità del Ricorso Cumulativo

Pubblicato il 11 marzo 2010

Cons. St., sez. V, 29 dicembre 2009, n. 8914
E’ inammissibile il ricorso cumulativo quando tra gli atti impugnati non sussista alcuna connessione procedimentale, ovvero non sia identificabile alcun rapporto di presupposizione giuridica (ossia, sulla base di uno schema normativo) o quantomeno di carattere logico, in quanto i diversi atti incidono sulla medesima vicenda.
L’inammissibilità del ricorso cumulativo – perché proposto avverso due procedure concorsuali non solo distinte, ma anche autonome (nella specie una procedura era rivolta all’affidamento della gestione degli impianti sportivi comunali e l’altra tendente all’assegnazione annuale di contributi comunali ad enti ed associazioni), in applicazione del principio di conservazione degli atti giuridici e del principio processuale della tutela dell’interesse prevalente della parte che agisce in giudizio – si traduce comunque nella ammissibilità del ricorso rispetto all’atto alla cui impugnazione il ricorrente abbia maggiore interesse.
Nel bando di gara, la p.a. appaltante può di certo autolimitare il proprio potere discrezionale di apprezzamento mediante apposite clausole, rientrando nella sua discrezionalità la fissazione di requisiti di partecipazione ad una gara d’appalto diversi, ulteriori e più restrittivi di quelli legali, salvo però il limite della logicità e ragionevolezza dei requisiti richiesti e della loro pertinenza e congruità a fronte dello scopo perseguito.
E’ illegittima, essendo eccessiva e non proporzionata, la clausola di un bando per l’affidamento della gestione di impianti sportivi che richieda alle imprese partecipanti, a pena di esclusione, di comprovare un’attività decennale.

Il Consiglio di Stato, nella decisione in esame, è chiamato a pronunciarsi su due ordini di questioni: la prima concerne l’individuazione dei casi in cui può ammettersi un ricorso cumulativo e la possibilità o meno di dichiarare inammissibile solo l’impugnazione dell’atto rispetto al quale il ricorrente ha meno interesse; la seconda, invece, la necessità o meno che i bandi di gara, nel prevedere requisiti più restrittivi, debbano rispettare i principi di proporzionalità e di pertinenza.
In ordine alla prima questione, il collegio rileva che è inammissibile il ricorso cumulativo quando tra gli atti impugnati non sussista alcuna connessione procedimentale, ovvero non sia identificabile alcun rapporto di presupposizione giuridica (ossia, sulla base di uno schema normativo) o quantomeno di carattere logico, in quanto i diversi atti incidono sulla medesima vicenda.
Ciò posto, la sezione precisa che l’inammissibilità del ricorso cumulativo – perché proposto avverso due procedure concorsuali non solo distinte, ma anche autonome (nella specie una procedura era rivolta all’affidamento della gestione degli impianti sportivi comunali e l’altra tendente all’assegnazione annuale di contributi comunali ad enti ed associazioni), in applicazione del principio di conservazione degli atti giuridici e del principio processuale della tutela dell’interesse prevalente della parte che agisce in giudizio – si traduce comunque nella ammissibilità del ricorso rispetto all’atto alla cui impugnazione il ricorrente abbia maggiore interesse.
Tanto chiarito, e in applicazione del principio suddetto al caso di specie, è stato fatto salvo il ricorso di contestazione della procedura di gara, che aveva senz’altro un’importanza superiore per l’associazione ricorrente, attesa l’esiguità del contributo economico che la medesima avrebbe potuto ottenere in caso di esito favorevole.
Venendo all’esame della seconda questione, osserva il collegio, in via preliminare, che la necessità della procedura di evidenza pubblica per l’affidamento della gestione degli impianti sportivi comunali discende dall’art. 2 l. Reg. Lombardia, 24 dicembre 2006, n. 27, il quale consente agli enti territoriali di differenziare la procedura di selezione in relazione alla rilevanza economica o meno dell’impianto, ma nel contempo stabilisce che vanno comunque rispettati i principi di trasparenza, correttezza, imparzialità ed adeguata pubblicizzazione e che la proposta deve essere individuata secondo i criteri ivi indicati. Di qui la conseguenza per cui, in ogni caso, va posta in essere dall’ente locale una procedura di evidenza pubblica, anche se semplificata, pure per gli impianti privi di rilevanza economica.
Tanto premesso, il giudicante sottolinea come, nel bando di gara, la p.a. appaltante possa di certo autolimitare il proprio potere discrezionale di apprezzamento mediante apposite clausole, rientrando nella sua discrezionalità la fissazione di requisiti di partecipazione ad una gara d’appalto diversi, ulteriori e più restrittivi di quelli legali, salvo però il limite della logicità e ragionevolezza dei requisiti richiesti e della loro pertinenza e congruità a fronte dello scopo perseguito.
All’esito di tale articolato iter logico argomentativo, la sezione conclude per la illegittimità, in quanto eccessiva e non proporzionata, della clausola di un bando per l’affidamento della gestione di impianti sportivi che richieda alle imprese partecipanti, a pena di esclusione, di comprovare un’attività decennale.

Contributo pubblicato dall’avv. Carlo Vantaggiato

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