Reati contro la Famiglia e i Minori: Domande Frequenti :: Diritto & Consulenza

Reati contro la Famiglia e i Minori: Domande Frequenti

Quando si ha abbandono del domicilio domestico?

Ai fini di una corretta configurabilità del reato di abbandono del domicilio domestico, non è sufficiente il solo fatto materiale del sottrarsi alla coabitazione ma è necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e si estrinsechi anche nell’inadempimento degli obblighi di assistenza, il cui contenuto comprende sia esigenze di carattere puramente materiale ed economico che interessi di carattere morali e di solidarietà.

Quando si ha malversazione e/o dilapidazione dei beni figlio minore o del coniuge?

Per malversazione si intende l’appropriazione o la distrazione a proprio favore di beni mobili o immobili, per dilapidazione, invece, s’intende la dissipazione o la distruzione, anche solo parzialmente, del patrimonio del figlio o del coniuge anche attraverso la mancata vigilanza e la trascuratezza, con conseguente produzione di un danno di una certa gravità.

Cosa si intende per mezzi di sussistenza?

Con l’espressione “mezzi di sussistenza” non si fa riferimento al solo vitto e alloggio ma a tutti quei mezzi indispensabili a soddisfare le necessità essenziali della vita da valutarsi in relazione alle reali capacità economiche della persona obbligata.

In particolare, per costante giurisprudenza, i mezzi di sussistenza non sono limitati al solo vitto e alloggio ma comprendono anche il soddisfacimento di altre esigenze, come vestiti, libri e mezzi di trasporto.

Quando non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza?

Il reato in esame è escluso quando il soggetto passivo non versi in stato di bisogno, cioè quando quest’ultimo possa provvedere da solo al proprio sostentamento.

Lo stato di bisogno del coniuge beneficiario, che deve essere accertato dal giudice penale, non è escluso dal fatto che questi disponga di altri introiti, che però devono non essere idonei a soddisfare le esigenze minime della vita.

Pertanto irrilevante ai fini dell’esclusione del reato è che il soggetto beneficiario lavori anche saltuariamente se la retribuzione è tale da non permettergli di far fronte con dignità alle elementari necessità di vita o che goda di una pensione sociale che non gli consente di superare lo stato di bisogno.

Quando si realizza il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare?

Per verificare la sussistenza del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, il soggetto attivo deve dimostrare di trovarsi in uno stato di vera e propria indigenza, non essendo sufficiente la disagiata condizione economica dell’obbligato alla prestazione dei mezzi di sussistenza.

Ciò vuol dire che la generica indicazione della condizione di disoccupato non esime da responsabilità,a meno che la disoccupazione sia incolpevole.

Anche la dichiarazione di fallimento non è di per se sufficiente a far venire meno l’obbligo di fornire i mezzi di sussistenza alla famiglia, a meno che non si dimostri che le difficoltà economiche dell’imputato si siano tradotte in stato di vera e propria indigenza economica e nell’impossibilità di adempiere, sia pure in parte alla suddetta prestazioni.

Quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia?

Secondo l’art. 572 c.p. commette tale reato chi  ”maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”.

Cosa si intende per maltrattamenti?

Si parla di maltrattamenti quando il soggetto agente sottopone i familiari, anche non conviventi, a comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestie, ingiuria, minaccia, ecc, si da sottoporli ad un regime di vita dolorosamente vessatorio.

Quando si ha il reato di abuso dei mezzi di correzione?

L’art. 571 c.p. reprime la condotta di coloro che in forza della loro autorità abusano dei mezzi di correzione e di disciplina nei confronti della persona loro sottoposta o a loro affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l’esercizio di una professione o di un’arte, se dal fatto deriva un pericolo al corpo o alla mente.

Il reato può posto in essere dal personale della scuola, dal datore di lavoro, dal personale sanitario e da tutti colo ro che titolari del c.d. famigerato ius corrigendi sul cui significato ruota l’intera fattispecie.

Si può anche in sede civile chiedere tutela contro la violenza familiare?

La legge n. 154 del 2001 ha introdotto nel codice civile i c.d. ordini di protezione, al fine di affrontare, in via d’urgenza, le situazioni che possono esporre a gravi rischi i membri del nucleo familiare.

A tal fine l’art. 342 bis attribuisce al Giudice la facoltà di emanare, su richiesta di parte, un decreto per far fronte ad una condotta del coniuge o di altro convivente che possa recare grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o di altro convivente.

Quale è il contenuto delle Leggi sugli ordini di protezione?

Tale decreto può contenere disposizioni circa la cessazione della condotta lesiva e l’allontanamento dalla casa familiare del soggetto che ponga tale comportamento aggiungendovi e, ove occorra, ulteriori prescrizioni volte ad inibire l’accesso ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, i luoghi di istruzione della prole della coppia.

Il Giudice inoltre può disporre l’intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare ed il pagamento di un assegno periodico a favore delle persone conviventi che, per l’effetto dei provvedimenti adottati, restino privi di mezzi adeguati di sostentamento, fissandone altresì modalità e tempi di pagamento e prescrivendo, se del caso, il versamento diretto di tale somma da parte del datore di lavoro dell’obbligato.


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