Quando gli atti persecutori diventano stalking? :: Diritto & Consulenza

Quando gli atti persecutori diventano stalking?

Pubblicato il 05 dicembre 2012

Lo stalking si concretizza in tutti quei comportamenti basati sulla comunicazione o sul contatto, caratterizzati dalla ripetizione, insistenza ed intrusività.  Ai fini della integrazione del predetto reato non è essenziale il mutamento delle abitudini di vita della persona offesa, in quanto è sufficiente che la condotta incriminata sia stata tale da indurre nella vittima uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità.

Lo stalker è colui che agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideoaffettivo, basato su una situazione relazionale, spesso solo ideale, ma che può essere anche reale. Ad esempio è ravvisabile il suddetto reato nella condotta dell’agente che dia inizio ad una persecuzione ai danni della persona offesa, attraverso la intimidazione delle persone ad essa vicine e la minaccia del proprio compagno, tale da costringere la stessa a vivere in uno stato di ansia continua, con timore per la incolumità propria e dei propri familiari.

E’ quindi necessario che la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico, poiché vissuti (tali comportamenti) come sgraditi, intrusivi e fastidiosi.

Su tali presupposti la Corte di Cassazione, con sentenza 20/06/2012, n. 24575, ha condannato l’imputato che la cui condotta, pur non protraendosi per lungo tempo, hanno avuto tale insistenza e cadenza quotidiana (l’imputato ha infatti ripetutamente ed ossessivamente molestato la parte civile agendo tutte quelle condotte di molestia assillante e di inseguimento/appostamento ossessivo che caratterizzano il reato di “atti persecutori” non accettando la fine della relazione e sperando di riuscire a convincere la p.o. a riprenderla) da far sentire la parte civile braccata e da indurre uno stato di ansia e di paura che perdura tutt’oggi, nonostante la cessazione delle stesse, il decorso del tempo ed il sostegno psicologico ottenuto.

 

 

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