Configurabilità del reato di stalking :: Diritto & Consulenza

Configurabilità del reato di stalking

Pubblicato il 22 marzo 2013

Secondo la giurisprudenza gli elementi caratterizzanti il reato di stalking sono:
1. l’aver provocato alla persona offesa un grave e perdurante stato di ansia o di paura, idoneo a determinare un turbamento psicologico ricavabile sia dalle dichiarazioni della vittima stessa del reato che dai suoi comportamento conseguenti alla condotta persecutoria;
2. le ripetute condotte di appostamento e di minaccia poste in essere dall’imputato nei confronti della vittima, costretta a vivere in un costante clima di paura e tensione e, per questo, a modificare anche le proprie abitudini di vita;
3. nello specifico, per quanto riguarda il mutamento delle abitudini di vita della persona offesa, è sufficiente che la condotta incriminata abbia indotto nella vittima uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità.
Sulla base di tali presupposti, la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente tale reato “qualora l’imputato, consapevole della condotta tenuta nei confronti dei propri familiari conviventi ed, in particolar modo nei confronti di una delle figlie, consistente nel proferire reiteratamente nei loro confronti espressioni minacciose, nello sperperare i propri soldi al gioco e nell’omettere di contribuire alle spese di gestione della famiglia, una volta allontanato dalla casa familiare, con reiterate telefonate moleste, con prolungate soste nei pressi della predetta abitazione, con minacce sia dirette che telefoniche, anche di morte, con danneggiamenti dei mobili e degli arredi della casa familiare cui si introduceva clandestinamente, abbia vessato e perseguitato la propria figlia, che il medesimo reputava la principale responsabile del suo allontanamento dalla residenza familiare, sì da realizzare nei confronti della stessa una condotta di sopraffazione sistematica. Condotta questa tale da rendere alla vittima particolarmente dolorosa la vita e da costringerla a vivere con la costante paura per la sua incolumità e quella degli altri suoi familiari ed inducendola a cambiare anche le sue abitudini di vita, adottando particolari cautele, quali quella di ricorrere al box di una sorella per ricoverare la propria automobile che spesso l’imputato aveva minacciato di volere bruciare” (Corte di Cassazione, 15 febbraio 2013, n. 7544).

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