Sulla liceità delle percosse utilizzate come mezzo educativo :: Diritto & Consulenza

Sulla liceità delle percosse utilizzate come mezzo educativo

Pubblicato il 26 novembre 2012

Integrare il reato di percosse ogni comportamento idoneo a provare, con qualunque mezzo, sensazioni di dolorose.

Pertanto costituiscono percosse in senso giuridico quelle che, dotate di un certo contenuto di violenza, siano idonee a produrre una apprezzabile sensazione dolorifica come, ad esempio, la spinta, lo schiaffo, il calcio, gli sculaccioni, l’afferramento e la tirata di capelli, l’urto, la bastonata, la frustata, il getto violento d’acqua.

Quanto alle percosse inferte a un minore a scopo correttivo, a seguito della L. 27.5.1991, n. 176, della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20.11.1989, che tutela i minori dall’uso della violenza, sono legittimati all’esercizio di una modesta forza fisica a scopo correttivo, rigorosamente limitata all’inflizione di una semplice sensazione dolorosa, soltanto i genitori e le persone da essi delegate e non gli insegnanti o i loro collaboratori nell’ambito dell’attività didattica.

Oltre  la soglia della “modesta forza fisica”, comportamenti troppo violenti, seppur finalizzati all’educazione di un figlio minorenne, possono portare il genitore non solo a una condanna in sede penale, ma anche al risarcimento dei danni.

Sulla base di tale principio, con la sentenza 45859/2012, la Corte di Cassazione ha condanna un padre e la sua compagna che, sorprendendo la minore a fumare, hanno afferrato per un piede la ragazza facendola cadere dal letto, colpendola con un calcio al collo e lanciatole contro un cucchiaio,. Il padre, poi, l’aveva schiaffeggiata e presa per i capelli.

Secondo la Suprema Corte, infatti, «comportamenti di questo genere, soprattutto ove si manifestino in percosse reiterate e produttive di lesioni, sono invero estranei ad una finalità correzionale che, in quanto giustificata nella sua dimensione educativa, vede la violenza quale incompatibile sia con la tutela della dignità del soggetto minorenne che con l’esigenza di un equilibrato sviluppo della personalità dello stesso».

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