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Molestia tramite l’invio di posta elettronica

Pubblicato il 19 novembre 2012

L’invio di posta elettronica sgradita, che provochi turbamento o, quanto meno, fastidio, anche nel caso in cui vengano inviate numerose e.mail, non può integra il reato di molestie via telefono.

Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 44855/2012), infatti, la e-mail non viene «inoltrata col mezzo del telefono», poiché la posta elettronica utilizza la rete telefonica e la rete cellulare delle bande di frequenza, ma non il telefono.

“Al più la posta elettronica può essere assimilata alla normale corrispondenza. Per vedere la posta elettronica è infatti necessaria una connessione e l’attivazione di una sessione di consultazione della propria casella elettronica, oltre alla volontà di procedere alla lettura del messaggio: operazioni simili a quelle che si fanno per la tradizionale corrispondenza.

Inoltre, tale metodica di comunicazione non costituisce applicazione della telefonia, che consiste nella teletrasmissione, in «modalità sincrona», di voci e suoni, ma, al contrario, si risolve in una modalità di comunicazione «asincrona», dove l’azione del mittente si esaurisce nella memorizzazione di un documento di testo (con la possibilità di allegare immagini, suoni o sequenze audiovisive) in una determinata locazione della memoria dell’elaboratore del gestore del servizio, accessibile dal destinatario, mentre la comunicazione si perfeziona se e quando il destinatario, connettendosi a sua volta all’elaboratore e accedendo al servizio, attivi una sessione di consultazione della propria casella di posta elettronica e proceda alla lettura del messaggio. In altri termini, come per la corrispondenza epistolare in forma cartacea, inviata, recapitata e depositata nella cassetta (o casella) della posta sistemata presso l’abitazione del destinatario, l’invio di un messaggio di posta elettronica non comporta un’immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né alcuna intrusione diretta del primo nella sfera di attività del secondo: e ciò a differenza della telefonata (e del messaggio di testo telefonico: cosiddetto Sms), relativamente alla quale si giustifica, invece, la scelta normativa di ampliare la tutela penale dell’articolo 660 del Cp, altrimenti limitata alle molestie arrecate «in luogo pubblico o aperto al pubblico», proprio per il carattere invasivo della comunicazione alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l’apparecchio telefonico, con conseguente lesione, in tale evenienza, della propria libertà di comunicazione, costituzionalmente garantita”.

Il reato di molestia per mezzo di posta elettronica è da escludere inoltre vista la totale mancanza in questo caso, a differenza di quanto avviene con la telefonata, di un’interazione tra mittente e destinatario e dal momento che non esiste nessuna intrusione del primo nella sfera del secondo. Non basta, quindi, il turbamento del soggetto che riceve il messaggio, se mancano gli altri elementi, che scattano solo quando il reato viene commesso in pubblico (come previsto sempre dall’art. 600 c.p.) o per mezzo del telefono. In tal caso è, infatti, più difficile la difesa dall’intrusione, a meno di una disattivazione del servizio, con un evidente danno alla libertà di comunicazione sancita dalla costituzione.

Pertanto, poiché si può sceglie se aprire o meno l’e.mail, quest’ultima non ha il carattere dell’invasività necessario per il reato di molestia.

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