Mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento :: Diritto & Consulenza

Mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento

Pubblicato il 16 gennaio 2015

Tribunale Penale di Ivrea – Sentenza 17 marzo 2014, n. 17

Il reato di violazione degli obblighi di sussistenza familiare è ravvisabile anche in assenza di un provvedimento civile che disponga il versamento dell’assegno di mantenimento. Tale reato, infatti, richiede da un lato la sussistenza dello stato di bisogno dell’avente diritto e dall’altro il mancato apprestamento dei mezzi di sussistenza da parte di chi per legge vi è obbligato, salvo che ricorra una circostanza esimente. Tuttavia, le difficoltà economiche in cui si viene a trovare l’obbligato possono avere effetto esimente se lo stesso si sia venuto a trovare nell’impossibilità di adempiere e che tale impossibilità non dipenda tuttavia da comportamento anche solo negligente dello stesso.

“Nella fattispecie, la condotta omissiva dell’imputato ha determinato la sussistenza dello stato di bisogno del beneficiario, in quanto la figlia del medesimo non possiede certo un proprio patrimonio o un proprio reddito. All’uopo, si evidenzia come lo stato di bisogno del figlio ricorre anche quando alla somministrazione dei beni di sussistenza provveda uno dei genitori od altre persone, in mancanza di contribuzione da parte dell’altro genitore. Di talché, il fatto che, nel caso concreto, vi siano state altre persone che abbiano provveduto alla figlia dell’imputato, quale la madre, i nonni e il secondo marito della madre, non ha di certo escluso l’obbligo dello stesso, né ha fatto venire meno la sua responsabilità penale. In ordine al secondo presupposto, ovvero le condizioni economiche dell’obbligato, si è osservato che, nel corso del dibattimento, non era emersa alcuna causa di giustificazione a favore dell’imputato. In tal senso, infatti, non è sufficiente l’allegazione di difficoltà economiche, qualora difetti la prova che tali difficoltà si siano tradotte in uno stato di vera e propria indigenza economica e nell’impossibilità assoluta di adempiere l’obbligazione; condizione che, nella fattispecie, non solo non era stata provata, ma risultava assai difficile da sostenere, posto che nel corso dell’istruttoria dibattimentale era emerso che l’imputato aveva sempre lavorato. Si è ritenuta altresì pacifica la prova della sussistenza dell’elemento psicologico, essendo insito nello stesso comportamento omissivo dell’imputato il dolo generico, consistente nella libera coscienza e volontà di sottrarsi, come accertato senza giusta causa, agli obblighi inerenti alla propria qualità ed ai propri doveri genitoriali, nella consapevolezza del bisogno in cui versavano i soggetti aventi diritto alla somministrazione dei mezzi di sussistenza. L’imputato è stato, dunque, ritenuto colpevole del reato ex art. 570 c.p. e di quello ex art. 12 sexies della L. n. 898 del 1970. Ed invero, occorre precisare che la condotta presa in considerazione dall’art. 12 sexies della citata legge n. 898, laddove, per il caso di scioglimento del matrimonio, viene punita la mancata corresponsione dell’assegno di divorzio stabilito dal Tribunale, rientra nel più ampio paradigma di cui all’art. 570 comma 2, n. 2, c.p., essendo nella prima ipotesi sufficiente accertare il fatto della volontaria sottrazione all’obbligo di corresponsione dell’assegno determinato dal Tribunale e non occorrendo, quindi, che dall’inadempimento consegua anche il far mancare i mezzi di sussistenza, elemento invece necessario ai fini dell’integrazione della seconda fattispecie”.

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