Diffamazione a Mezzo Stampa per Svelata Omosessualità :: Diritto & Consulenza

Diffamazione a Mezzo Stampa per Svelata Omosessualità

Pubblicato il 25 luglio 2012

Il reato di diffamazione è ravvisabile quando vi sia una distorsione dell’effettiva identità personale o alterazione, travisamento, offuscamento, contestazione del patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, professionale se alla lesione suddetta si pervenga mediante offesa della reputazione

Una particolare ipotesi di diffamazione si realizza quando l’altrui reputazione viene offesa con il mezzo della stampa.

Per aversi tale reato è sufficiente che i fatti narrati, pur non determinati e specificati, siano ugualmente capaci di additare alla pubblica disistima colui che li ha commessi.

Nello specifico per individuare il contenuto diffamatorio dell’informazione occorre valutare non solo il testo letterale dell’articolo pubblicato, ma anche il complesso dell’informazione rappresentato dal testo, dalla sua interpretazione, dalle immagini che l’accompagnano, dai titoli e sottotitoli, dal modo di presentazione e da ogni altro elemento utile.

La Corte di Cassazione, con sentenza 24 luglio 2012 n. 30369, ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione in capo al direttore di un giornale per aver omesso, nella sua qualità di responsabile del periodico, di esercitare il controllo necessario sull’articolo pubblicato.

Articolo ritenuto offensivo della propria integrità morale dalla persona offesa, perché attribuiva a quest’ultimo l’addebito della separazione a causa dell’instaurata relazione omosessuale con un dipendente della propria azienda.

La Corte ha precisato che, l’assenza del cognome della persona offesa, in presenza di altri particolari, quali il tipo di attività svolta e il luogo in cui viene svolta, non esclude la lesione dell’altrui reputazione, poiché «ai fini dell’individuabilità dell’offeso non occorre che l’offensore ne indichi espressamente il nome, ma è sufficiente che l’offeso possa venire individuato per esclusione in via deduttiva, tra una categoria di persone, a nulla rilevando che in concreto l’offeso venga individuato da un ristretto numero di persone».

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