Guida sul gratuito patrocinio :: Diritto & Consulenza

Guida sul gratuito patrocinio

Pubblicato il 29 gennaio 2012

Che cosa è il gratuito patrocinio a spese dello Stato?

Il gratuito patrocinio, disciplinato dal DPR 115/2002, garantisce ai soggetti economicamente deboli la difesa gratuita.
Colui che è privo di un reddito minimo o percepisce un reddito pari o inferiore a € 10.628,16 ha, quindi, diritto ad essere difeso gratuitamente, cioè a farsi assistere e rappresentare in giudizio da un avvocato senza dover pagare le spese di difesa e le altre spese processuali che, di conseguenza, saranno pagate dallo stato o esentate con la prenotazione a debito.

Il Patrocinio a spese dello Stato è consentito per la sola difesa processuale e non può mai essere autorizzato per l’assistenza extragiudiziale (ad esempio, non può essere concesso per consulenza ed attività del legale prima del giudizio).

Quali sono i requisiti per accedere al gratuito patrocinio?

Per poter accedere al beneficio del patrocinio a spese dello Stato la condizione necessaria e preliminare è la capacità reddituale dell’istante: il tetto massimo indicato dalla legge è attualmente di 10.628,16(così adeguato l’originario limite di euro 9.296,22 poi aggiornato ad euro 9.723,84.).

Nel computo del reddito, al fine di verificare l’appartenenza allo scaglione indicato, confluiscono tutte le forme e fonti di sostentamento dell’istante, nonché i redditi dei familiari conviventi con colui che intenda essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato salvo che non si tratti di vertenza nei confronti di uno di essi.

Per la sola materia penale è prevista la elevazione del suddetto limite reddituale di euro 1.032, 91 per ogni familiare a carico.

La situazione economico-reddituale del beneficiario, al vaglio di parametri oggettivi e fiscali, deve persistere anche in costanza di giudizio, salvo il diritto di rivalsa dell’Erario per le spese sostenute, e di conseguente facoltà di ripetizione nei confronti dell’ammesso al patrocinio gratuito qualora le condizioni economiche dell’ammesso al beneficio dovessero subire in intinere degli incrementi.

In caso di dichiarazioni mendaci o non veritiere, il richiedente è esposto a gravi responsabilità penali, sanzionate con la reclusione (da 1 a 6 anni e otto mesi) e con multa da Euro 309,87 a Euro1.549,37.

Per quali tipi di cause può essere richiesto il gratuito patrocinio?

Nella materia civile e nella materia penale:
Il provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio consente al cittadino di agire e resistere in giudizio in ogni grado e fase del processo, ivi incluso il giudizio di legittimità dinanzi la Corte di Cassazione, salvo che per la materia civile, amministrativa, tributaria, contabile e volontaria giurisdizione nel qual caso la soccombenza impone il rinnovo della domanda.

L’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.
Nella materia civile, amministrativa, tributaria, contabile e di volontaria giurisdizione:
l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato si presenta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territorialmente competente, personalmente o tramite invio di raccomandata con avviso di ricevimento. Accertata la sussistenza dei requisiti del reddito e della non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere in giudizio, entro il termine di dieci giorni dalla ricezione della domanda, il Consiglio competente decide sull’istanza, dandone contestuale comunicazione al destinatario e all’Agenzia delle Entrate, per gli accertamenti e i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni presentate dall’ammesso al beneficio.
Nella materia penale:
le modalità di presentazione dell’istanza ammesse dalla legge sono varie: oltre alla presentazione fuori udienza, mediante deposito in cancelleria, è prevista la presentazione della relativa domanda al magistrato dinanzi al quale pende il giudizio. Per i soggetti in regime di costrizione della libertà personale (detenzione ed arresti domiciliari) l’istanza può essere presentata rispettivamente al direttore del carcere ovvero all’ufficiale di polizia giudiziaria.
La scelta del difensore.
Nella materia civile:
è sempre la parte che designa liberamente e discrezionalmente il proprio difensore, scegliendolo nell’ambito di un elenco ad hoc , custodito presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati territoriale, nel quale sono iscritti gli avvocati ammessi al patrocinio a spese dello Stato.
Nella materia penale:
ferma la libertà della nomina a cura del richiedente, talvolta è lo stesso magistrato che procede alla designazione del difensore, su istanza espressa della parte che dichiari di volersi avvalere del beneficio del patrocinio a spese dello Stato, onde fugare ogni equivoco in ordine alla assegnazione di un difensore d’ufficio (la cui attività è invece direttamente retribuita dalla parte, salve alcune e tassative ipotesi di irreperibilità dell’imputato che legittimano la surrogazione delle spese a carico dell’Erario).

Quale è il reddito che si conteggia?

Per fruire del gratuito patrocinio, si considera il reddito Isee o Irpef aggiornato?

Per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, viene considerato il reddito delle persone fisiche (Irpef); l’articolo 76 del Dpr 30 maggio 2002 n. 115 fissa una soglia di reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, non superiore a 9.723,84 euro.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante (comma 2), ma il limite di reddito di 9.723,84 euro viene elevato di 1.032,91 euro per ognuno dei familiari conviventi (articolo 92).

Ai fini della determinazione dei limiti di reddito, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva; è invece considerato il solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente siano in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi (articolo 76 commi 3 e 4).

Non si ha invece, riguardo al reddito Isee, che è il sistema attraverso il quale si calcola la capacità di partecipazione alle spese per il costo di un servizio pubblico.

Quest’ultimo si applica a tutti i servizi resi dalle pubbliche amministrazioni non destinati alla generalità dei cittadini o che prevedono tariffe agevolate o esenzioni. Con questo metodo si valuta la situazione economica dell’intero nucleo familiare visto nella sua completezza, sommando all’indicatore della situazione reddituale quello del patrimonio immobiliare e mobiliare.

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