Diritto al nome e sfruttamento come marchio :: Diritto & Consulenza

Diritto al nome e sfruttamento come marchio

Pubblicato il 21 settembre 2012

La Corte di Giustizia Europea ha dato ragione a Elio Fiorucci, che aveva fatto opposizione alla registrazione del marchio identico al suo nome da parte della Società Giapponese cessionaria di tutti i marchi dello stilista.

Tra i marchi ceduti (contenenti il segno Fiorucci) non c’era, in quanto mai depositato dallo stilista, il marchio contenente anche il suo nome di battesimo.

La Società giapponese, proprietaria dei marchi Fiorucci, lo aveva depositato come marchio comunitario, provocando l’opposizione dello stilista, inizialmente respinta dall’OHMI.

Dopo una battaglia legale durata 10 anni, la Corte ha dato ragione allo stilista italiano, ritenendo applicabile l’art. 52 n. 2 del Regolamento sui marchi comunitari (n. 40/94), ai sensi del quale non può essere registrato un segno come marchio qualora sia lesivo di un diritto anteriore, tutelato dalla legge nazionale di uno degli Stati appartenenti all’UE.

Nel caso di specie la legislazione nazionale italiana (art. 8 c.c.) prevede che nessuno possa depositare come marchio un nome di persona notorio, senza il consenso del titolare del nome.

La Corte ha ritenuto che la notorietà di un nome non debba essere esclusivamente attinente ad un attributo della personalità del soggetto, ma possa anche derivare dallo sfruttamento commerciale del nome.

Per tali ragioni ha respinto la registrazione come marchio del nome Elio Fiorucci, dando ragione allo stilista.

Corte Giustizia EU C 263-09 P

Clicca qui per consultare il testo integrale della sentenza.

 

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