Famiglie di Fatto e Convivenza: Domande Frequenti :: Diritto & Consulenza

Famiglie di Fatto e Convivenza: Domande Frequenti

Quando si ha una famiglia di fatto?

Per “famiglia di fatto” si intende una convivenza stabile e duratura tra un uomo ed una donna, che, in presenza o in assenza di figli, si comportano come marito e moglie.

Nella convivenza more uxorio, infatti, manca del tutto il momento genetico costituito dall’atto matrimoniale, mentre rileva il comportamento duraturo e protratto nel tempo dei conviventi.

Essa, pertanto, si contraddistingue per l’affectio coniugalis, che si esplica in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assistenza materiale e morale.

La convivenza more uxorio, essendo legata solo alla comune volontà delle parti, così come nasce può cessare, senza alcun bisogno di intervento del Giudice.

Al momento dello scioglimento della convivenza more uxorio a quale regime è soggetta l’abitazione familiare?

Il regime cambia profondamente a seconda che ci siano o non ci siano figli.

Nella prima ipotesi, il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto dell’interesse dei figli, di conseguenza l’abitazione sarà assegnata al genitore collocatario.

Qualora, invece, non vi siano figli, nel caso in cui il convivente non vanti alcun diritto di proprietà o di natura personale sull’immobile che durante la convivenza era nella disponibilità di entrambi, si discute circa l’ammissibilità delle azioni possessorie di cui agli artt. 1168 e 1170 c.c..

Sul punto, un primo orientamento giurisprudenziale, partendo dal presupposto che il convivente non proprietario dovesse considerarsi un mero ospite, tendeva a negare l’esperibilità di tali azioni. Successivamente, considerata l’innegabile rilevanza giuridica che la famiglia di fatto ha nel nostro ordinamento, si è affermato che il convivente, vivendo e godendo della casa parafamiliare per soddisfare un proprio interesse e non solo quello del proprietario, può essere considerato come un detentore qualificato dell’immobile. Un detentore contro cui non è possibile esperire l’azione di spoglio e al quale spetta il rimedio previsto dall’art. 1168 c.c., qualora venga espromesso dall’abitazione comune.

 

Quale è il regime giuridico della casa familiare locata durante la convivenza?

A seguito dell’intervento della Corte Costituzionale (sentenza n. 404/1988) è stato riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione non solo in caso di morte del compagno conduttore dell’immobile, ma anche quando questo si sia allontanato dall’abitazione per cessazione del rapporto di convivenza, in presenza di prole naturale.

Il convivente ha diritto all’assegno di mantenimento?

In merito ai rapporti patrimoniali tra conviventi, sia dottrina che giurisprudenza sono concordi nel ritenere che, stante la assoluta volontarietà caratterizzante la convivenza more uxorio, nessun obbligo di contribuzione a carico dei conviventi possa essere configurabile, in mancanza di un’espressa previsione di legge.

Ciò comporta l’insussistenza di alcun diritto al mantenimento o agli alimenti sia durante la convivenza sia a seguito della sua cessazione.

Solo nel caso di prole, a seguito della cessazione della convivenza, il convivente affidatario della stessa potrà richiedere un assegno per il mantenimento a favore del figlio.

Qual’è il regime degli acquisti compiuti durante la convivenza?

Non esiste un regime di comunione legale tra conviventi.

Chi ha compiuto l’acquisto è proprietario del bene, salvo la possibilità per il compagno di proporre azione di indebito arricchimento, qualora dimostri che nell’acquisto è compresa una propria partecipazione materiale o morale.

In caso di impresa familiare il convivente ha diritto ad una retribuzione?

Una volta era esclusa la remunerazione del familiare per la prestazione resa nell’impresa familiare in ragione di una presunzione di gratuità che nasceva dal vincolo affettivo.

Successivamente, l’introduzione dell’art. 230 bis c.c. ha eliminato il principio di gratuità.

Ma l’articolo suddetto può essere utilizzato a favore del convivente solo se sussiste la prova di un preesistente rapporto di lavoro e la prova del carattere di continuità della prestazione eseguita dallo stesso;

Il convivente ha diritti successori?

La Corte Costituzionale ha espressamente negato qualsiasi assimilazione ai diritti successori del coniuge, in quanto osterebbero esigenze di certezza ed incontrovertibilità proprie del diritto successorio, esigenze ritenute evidentemente prevalenti rispetto alla tutela del convivente more uxorio che non potrà, dunque, vantare alcun diritto a seguito della morte del compagno.

Egli, quindi, non rientra tra i successibili ab intestato del coniuge e neppure può ritenersi titolare di alcun diritto di abitazione, ai sensi dell’art. 540 c.c., sulla casa adibita a residenza familiare.

Pertanto l’unico modo per ricevere qualcosa dal patrimonio del de cuius è quello di essere stato dichiarato erede o legatario in un lascito testamentario, con la precisazione che in tal caso, come un qualsiasi estraneo, può partecipare soltanto per la sua quota disponibile ed è, quindi, soggetto all’azione di riduzione da parte degli eredi legittimi.

Cos’è il contratto o patto di convivenza?

Non sussistendo una regolamentazione ordinaria generale, né speciale, da applicare alla famiglia di fatto, l’unico modo per ottenere una tutela, ad oggi, è quello di autoregolamentarsi mediante la stipulazione di patti, diretti a disciplinare taluni aspetti di natura patrimoniale al fine di evitare conflitti durante il menagè oppure al momento della cessazione del rapporto e in modo da garantire i diritti successori anche al partner.

Gli accordi possono avere la forma di scrittura privata o possono essere redatti da notaio. Tali accordi potranno disciplinare in particolare:

1. i rapporti patrimoniali tra conviventi;
2. la costituzione di un fondo comune per le spese effettuate nell’interesse del nucleo familiare;
3. il versamento di una somma di denaro in caso di rottura del menage;
4. l’assegnazione dell’abitazione familiare.


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