L’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne: limiti e modalità :: Diritto & Consulenza

L’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne: limiti e modalità

Pubblicato il 04 ottobre 2016

Fino a quando deve essere versato al figlio maggiorenne l’assegno di mantenimento?

La Cassazione, con ordinanza n. 13424 del 2014, ha statuito che sussiste il diritto del figlio maggiorenne a ricevere un contributo al mantenimento anche da parte del genitore con il quale egli non convive, o meglio, il diritto del genitore convivente a ricevere assegno a tale titolo, qualora nonostante il raggiungimento della maggiore età la prole non abbia ancora raggiunto l’autonomia economica: l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli non cessa con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza trame utilmente profitto.

Ed in particolare cessa all’atto del conseguimento, da parte del figlio, di uno status di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato poiché il fondamento del diritto del coniuge convivente a percepire l’assegno de qua risiede, oltre che nell’elemento oggettivo della convivenza (che lascia presumere il perdurare dell’onere del mantenimento), nel dovere di assicurare un’istruzione ed una formazione professionale rapportate alle capacità del figlio oltre che alle condizioni economiche e sociali dei genitori onde consentirgli una propria autonomia economica, dovere che cessa, pertanto, con l’inizio dell’attività lavorativa da parte di quegli .

L’obbligo al mantenimento non viene meno nel caso in cui, in sede di divorzio, sia stata prevista la corresponsione dell’assegno di mantenimento nella forma una tantum, cioè in una sola soluzione.

Il figlio, infatti, ha un interesse a vedersi assicurato, sino al raggiungimento della propria indipendenza economica, un contributo al suo mantenimento, da parte di entrambi i genitori, che sia idoneo al soddisfacimento delle proprie esigenze di vita, sicché la corresponsione dell’assegno divorzile in unica soluzione e anche in vista delle esigenze di mantenimento del minore non pregiudica la possibilità di richiedere, Legge n. 898 del 1970, ex articolo 9, la modifica delle condizioni economiche del divorzio  per fatti intervenuti successivamente alla sentenza di divorzio.

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