Affidamento ed Adozioni: Domande Frequenti :: Diritto & Consulenza

Affidamento ed Adozioni: Domande Frequenti

Cosa dispone la legge sull’affidamento condiviso in materia di mantenimento dei figli minori?

L’art. 155, 4 comma, c.c., in materia di mantenimento della prole, stabilisce che “ salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei coniugi provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito”.

A tal fine il Giudice stabilisce può disporre la corresponsione di un assegno di mantenimento. L’importo di tale assegno, da versare mensilmente, sarà stabilito prendendo in considerazione i seguenti parametri:
• le attuali esigenze del figlio;
• il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
• i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
• le risorse economiche di entrambi i genitori;
• la valenza economica di entrambi i coniugi .

Il Legislatore ha, quindi, riconosciuto alle parti maggiore autonomia, consentendo ai genitori, ex coniugi, di stipulare e sottoscrivere un accordo volto a regolare gli aspetti meramente economici del loro rapporto con la prole.

In tal caso compito del giudice sarà quello di verificare la corrispondenza tra il contenuto di tali pattuizioni e l’interesse prevalente dei figli.

Diversamente, se i coniugi non riuscissero a raggiungere un’ intesa in merito, sarà il giudice a fissare un assegno perequativo, in conformità al principio di proporzionalità.

Che cosa è l’affido condiviso?

Il novellato art. 155 del codice civile ha introdotto, in materia di affidamento dei minori a seguito di separazione personale dei coniugi, il principio cardine del c.d. affidamento condiviso.

Ratio della riforma è quella di incoraggiare la bigenitorialità facendo si che i figli, anche dopo la separazione e il divorzio dei genitori, mantengano un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, ricevano cura, educazione e istruzione da entrambi e conservino rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Con l’affidamento condiviso la potestà genitoriale viene attribuita ad entrambi i genitori separati, sicché le decisioni che riguardano i figli devono essere raggiunte di comune accordo tra i genitori, tenendo sempre conto, come specifica la legge, di quali sono le esigenze e le aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo tra i genitori separati, invece, è necessario l’intervento giudice.

 

Quando un bambino viene dichiarato adottabile?

L’adozione è consentita solo in favore di minore degli anni diciotto che sia dichiarato in stato di adottabilità, cioè in favore di quel minore che versa in situazione di abbandono caratterizzata dalla carenza di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi.

Se il minore ha compiuto quattordici anni non può essere adottato senza il suo consenso; se ha compiuto dodici anni deve essere personalmente sentito, mentre se ha un’età inferiore deve essere sentito in considerazione della sua capacità di discernimento.

Nel caso in cui vi siano fratelli in stato di abbandono il legislatore suggerisce che siano adottati dalla stessa famiglia e prevede un trattamento preferenziale per quelle coppie che danno una così ampia disponibilità.

Quali coppie possono chiedere l’adozione?

L’adozione può essere concessa alle coppie di coniuge unite in matrimonio da almeno tre anni, tra i quali non sussista separazione personale nemmeno di fatto.

Secondo la L. n. 149/01 è possibile computare nel calcolo del triennio necessario per l’adozione anche l’eventuale convivenza prematrimoniale; mentre la sola convivenza more uxoria, se pur considerata un requisito richiesto ai fini dell’adozione, non è ancora ritenuta sufficiente ai fini dell’adozione.

L’età degli adottandi deve superare di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando. Tali limiti possono essere superati, qualora il Tribunale accerti che dalla mancata adozione derivi un danno grave, non evitabile in altro modo, per il minore.

E’, inoltre, ammessa l’adozione quando il limite massimo di età sia superato da uno solo dei coniugi in misura non superiore a dieci anni, quando gli stessi siano genitori di figli naturali e adottivi dei quali, almeno uno, sia in età minore, e, infine, quando l’adozione riguardi un fratello o una sorella del minore già adottato dagli stessi.

Gli adottanti devono essere effettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare. Il giudice dovrà quindi valutare, oltre la capacità economica della coppia, anche la capacità di quest’ultima di favorire l’inserimento del minore nel nuovo nucleo familiare, nonché di consentire una sua completa realizzazione individuale.

Qual è la procedura per adottare un bambino?

Il procedimento di adozione si incardina presentando domanda di adozione al Tribunale per i Minorenni, specificando l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli.

Non vi è un numero preciso di domande massime entro cui mantenersi, quindi se ne possono proporre diverse in più Tribunali, salvo l’obbligo di comunicarlo agli stessi. La domanda è valida solo per 2 anni e poi deve essere rinnovata.

Il Tribunale disporrà adeguate indagini al fine di valutare l’attitudine ad educare il minore, la situazione personale ed economica della coppia, la salute, l’ambiente familiare e soprattutto i motivi per i quali si desidera adottare un minore.

Individuato il minore in stato di adottabilità che risponde perfettamente alle sue esigenze della coppia di coniugi, il Tribunale convocherà quest’ultima e valutate le reciproche disponibilità disporrà l’affidamento preadottivo e le sue modalità.

Trascorso il periodo di tempo stabilito per l’affidamento preadottivo, il giudice risentite le parti emana il provvedimento di adozione e per effetto di ciò il minore acquista lo stato di figlio legittimo e assume e trasmette il cognome di coloro che lo hanno adottato, tagliando ogni ponte con la famiglia di origine.

Nessuno potrà dare notizie o informazioni sul rapporto di adozione esistente, né risulterà mai da semplici certificati.

Quali sono gli effetti della dichiarazione di adottabilità?

Con l’adozione il minore acquista lo status di figlio e diviene, a pieno titolo, figlio dei genitori adottivi e parente dei loro parenti.

Egli acquista il cognome della nuova famiglia, e i diritti e i doveri propri della filiazione.

Cessano i rapporti dell’adottato con la famiglia di origine, salvo che per gli impedimenti matrimoniali.

Possono essere richieste informazioni sui genitori biologici?

L’art. 28 co. 4 e ss. l. n. 184/1983 si occupa dell’accesso alle informazioni che concernono l’identità dei genitori biologici. Esse possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà parentale, su autorizzazione del Tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi.

Il Tribunale accerta che l’informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore. Le informazioni possono essere fornite, anche, al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore.

Le informazioni possono, altresì, essere richieste dall’adottato. Quest’ultimo, raggiunta l’età di venticinque anni, può, infatti, accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici. Può farlo anche raggiunta la maggiore età, se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psico-fisica.

In ogni caso, l’istanza deve essere presentata al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza. L’autorizzazione non è richiesta per l’adottato maggiore di età quando i genitori adottivi sono deceduti o divenuti irreperibili.

L’accesso non è consentito nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata ai sensi dell’art. 30 co. 1 del DPR 3 novembre 2000, n. 396.

E’ possibile l’adozione di maggiorenni?

L’art. 291 c.c., al primo comma, stabilisce che l’adozione dei maggiorenni è permessa alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati, che hanno compiuto gli anni 35 e che superano almeno di 18 anni l’età di coloro che intendono adottare: ciò significa che l’adottante deve avere almeno 36 anni.

Tuttavia, al co. 2, prevede che, in caso di eccezionali circostanze che lo consiglino, il Tribunale per i Minorenni, può autorizzare l’adozione, se l’adottante ha compiuto almeno gli anni trenta, purché sussista la differenza di età richiesta dal co. 1.

Quali sono gli effetti dell’adozione di maggiorenne?

L’adozione produce i suoi effetti dalla data del decreto che la pronunzia (art. 298, primo comma, c.c.); se l’adottante muore prima dell’emanazione del decreto, ma dopo la prestazione del consenso, si giungerà, ugualmente, alla pronuncia dell’adozione, ma gli effetti decorreranno dalla morte dell’adottante (art. 298 co. 3, 4, 5 c.c.).

L’adottato conserva intatti i rapporti tra l’adottato e la sua famiglia di origine, rispetto alla quale quest’ultimo conserva tutti i diritti e i doveri, salve le eccezioni stabilite dalla legge.

L’adottato assume il cognome dell’adottante e lo antepone a quello di origine. Se gli adottanti sono entrambi i coniugi, l’adottato assume il cognome del marito (art. 299 co. 3 ); se, invece, l’adozione è compiuta da una donna coniugata, l’adottato che non sia figlio del marito, assume il cognome della famiglia di lei (art. 299 co. 4 c.c.)

Il co. 2 dell’art. 299 c.c. stabilisce che, nell’ipotesi in cui l’adottato sia figlio naturale, non riconosciuto dai genitori, assumerà solo il cognome dell’adottante; e il riconoscimento eventualmente sopravvenuto ma successivo all’adozione non comporta l’assunzione del cognome del genitore che ha effettuato il riconoscimento, salvo che intervenga la revoca successiva dell’adozione. Inoltre, il figlio naturale che sia stato riconosciuto dai propri genitori e sia successivamente adottato,assume il cognome dell’adottante.

Quando l’adozione effettuata all’estero produce effetti in Italia?

L’adozione pronunciata all’estero produce nell’ordinamento italiano gli effetti di cui all’art. 27 l. n. 184/1983, previsti per l’adozione legittimante dei minori.

Pertanto, qualora l’adozione sia stata pronunciata nello Stato estero, prima dell’arrivo del minore in Italia, il tribunale verifica che nel provvedimento dell’autorità che ha pronunciato l’adozione risulti la sussistenza delle condizioni delle adozioni internazionali previste dall’art. 4 della Convenzione.

Inoltre, accerta che l’adozione non sia contraria ai principi fondamentali che regolano, nello Stato, il diritto di famiglia e dei minori, valutati in relazione al superiore interesse del minore, e se sussistono la certificazione di conformità alla Convenzione di cui alla lett. i) e l’autorizzazione prevista dalla lett. h) del comma 1 dell’art. 39. In caso di riscontro positivo, il tribunale dei minori ordina la trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile.

Quando, invece, l’adozione debba perfezionarsi dopo l’arrivo del minore in Italia, il tribunale dei minori riconosce il provvedimento dell’autorità straniera come affidamento preadottivo, se non contrario ai principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori, valutati in relazione al superiore interesse del minore e stabilisce la durata del predetto affidamento in un anno, che decorre dall’inserimento del minore nella nuova famiglia.

Decorso tale periodo, se ritiene che la sua permanenza nella famiglia che lo ha accolto è tuttora conforme all’interesse del minore, il tribunale per i minorenni pronuncia l’adozione e ne dispone la trascrizione nei registri dello stato civile. In caso contrario, anche prima che sia decorso il periodo di affidamento preadottivo, lo revoca e adotta i provvedimenti di cui all’art. 21 della Convenzione de L’Aja cit.

Il minore adottato acquista la cittadinanza italiana per effetto della trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile (art. 35, comma 3 l. n. 184/193).

In ogni caso, il minore che ha fatto ingresso nel territorio dello Stato, sulla base di un provvedimento straniero di adozione o di affidamento a scopo di adozione, gode, dal momento dell’ingresso, di tutti i diritti attribuiti al minore italiano in affidamento familiare (art. 35, comma 1, l. n. 184/1983).

Successivamente all’adozione, la Commissione può comunicare ai genitori adottivi solo le informazioni che hanno rilevanza per lo stato di salute dell’adottando; l’ accesso alle altre informazioni è regolato dalla legge italiana sull’adozione (art. 37 l. n. 184/1983).

Quando si ha l’adozione internazionale?

L’adozione internazionale riguarda l’adozione del minore straniero da parte di coniugi italiani residenti in Italia o all’estero. Essa ha luogo conformemente ai principi e secondo le direttive della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, stipulata all’Aja il 29 maggio 1993.

Anche l’adozione internazionale è un’adozione legittimante, richiede che vi sia un minore in stato di abbandono e che non sia possibile attivare nei suoi riguardi un provvedimento di protezione nel proprio Stato.

Gli aspiranti all’adozione devono possedere gli stessi requisiti richiesti per l’adozione legittimante di un minore italiano, essere residenti in Italia o cittadini italiani residenti all’estero.

Coloro che intendano adottare un minore straniero residente all’estero devono presentare dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza e chiedere che lo stesso dichiari la loro idoneità all’adozione.


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